TrentoFilmfestival, la Storia
Nel settembre 1952, in concomitanza con le celebrazioni dell’80° compleanno della SAT, la Società Alpinisti Trentini, Trento ospitò il 64° Congresso Nazionale del Club Alpino Italiano. Fu durante l’organizzazione di questa manifestazione che al trentino Amedeo Costa venne l’idea di proporre una rassegna di film di montagna. Costa “inventò” in tal modo, con l’aiuto di alcuni suoi amici, il Festival del Cinema di Montagna.
“C.A.I. FILM - Primo Concorso Internazionale della Cinematografia Alpina a passo ridotto” riportava la locandina di quel primo festival unico al mondo del genere. E' da allora che per una settimana all’anno, la città di Trento si trasforma nella capitale della cultura della montagna per eccellenza, punto d’incontro per produttori, registi e appassionati di montagna provenienti da tutto il mondo – assieme, naturalmente, ai protagonisti delle imprese compiute sulle vette del pianeta.
Ancora negli anni '50 la rassegna cinematografica fu affiancata da incontri internazionali dedicati alle tendenze, ai nuovi filoni e ai terreni di conquista dell’esplorazione alpinistica.
Da oltre 50 anni Trento, nell’immaginario degli appassionati internazionali della montagna, significa cinema, incontri con i grandi protagonisti dell’alpinismo, un'occasione per gettare uno sguardo a tutto tondo sulle montagne e sulle culture che si sono sviluppate nelle terre alte del pianeta.
56 ANNI DI TRENTOFILMFESTIVAL
di Italo Zandonella Callegher
C’era una volta un uomo dinamico, intraprendente, pieno di inventiva. Non che oggi non ce ne siano più di tipi così, ma allora - era il 1952 - dopo tanti anni di guerra e di sacrifici che avevano tentato di pianificare la mentalità, non era facile emergere dalla quotidiana ricostruzione per far correre la fantasia sulle ali del bello e del fantastico. Quest’uomo si chiamava Amedeo Costa, era di Rovereto, di mestiere faceva l’imprenditore e aveva un marcato interesse verso il mecenatismo e il volontariato.
Dicono che sapesse raccontare molto bene anche le barzellette. Per hobby, e per amore verso la natura e la montagna, occupava a Milano la poltrona di Consigliere Centrale del Club Alpino Italiano e di vice Presidente Generale in pectore. Salirà sulla cattedra di “vice” nel 1953 assumendo subito la responsabilità dell’organizzazione logistica della grande spedizione italiana al K2. “Occupava la poltrona” è solo un modo di dire in quanto, da quello che è dato sapere, il personaggio in questione stava ben poco seduto, indaffarato com’era a rilanciare il Sodalizio dopo i fausti dell’alpinismo eroico d’anteguerra. Il Presidente Generale Bartolomeo Figàri e i suoi Consiglieri sapevano che da questo trentino, tosto e determinato, ci si poteva aspettare grandi cose. Non restarono delusi.
Dal 13 al 21 settembre del 1952 si tenne a Trento, in coincidenza con le celebrazioni dell’80° compleanno della Società Alpinisti Trentini - la gloriosa Sat -, il 64° Congresso Nazionale del Cai «…con banchetti, Assemblea dei Delegati, mostre fotografiche, micologiche, cinematografiche… relazioni sul Soccorso alpino e prevenzione infortuni, esplorazione delle grotte della Bigonda, ecc…». Fu durante l’organizzazione di questa manifestazione che al trentino Amedeo Costa si accese la lampadina della creatività. Da quel bagliore nacque un’idea geniale che dopo 55 anni brilla ancora più che mai.
A questo punto la storia ci impone una precisazione, forse inedita ai più. Scorrendo la lunga e movimentata evoluzione del Cai troviamo che già nel 1946 era stata costituita una Commissione Centrale per la cinematografia alpina presieduta da Guido Maggiani di Torino. È di quell’anno anche il “primo concorso nazionale di cinematografia alpina a passo ridotto”, senza dubbio il precedente immediato del Festival di Trento. Dei venti film in concorso molti erano prodotti dal Cai-Uget di Torino, dall’Ical di Erba, dalla Sezione di Milano. Il primo premio toccò a Botanica a corda doppia del Cai-Uget, Virtuosismi dello sport bianco fu considerato il miglior film sulla tecnica dello sci, Acque il miglior documentario, Scuola di roccia a Merano il migliore fra quelli di 8 millimetri.
L’anno dopo il Cai cominciò ad organizzare nelle varie città d’Italia proiezioni di film alpinistici. Nel 1948 entrò in gioco anche l’Istituto Luce che possedeva un parco-noleggio di dodici film di montagna. Altre pellicole, intanto, venivano distribuite dal Cai-Uget e dalle Sezioni di Milano, Treviso e Roma. Nel 1951 la direzione centrale del Cai riorganizzò la propria Commissione cinematografica, scelse Torino come sede (che in seguito si trasferì a Milano) e la Presidenza, purtroppo breve, fu affidata ad Ettore Giraudo e poi ad Enrico Rolandi. Si pensò che la cinematografia di montagna poteva contribuire a diffondere gli ideali del Cai. Pensiero senz’altro giusto, ma come procedere? e con quali mezzi? Tanto per iniziare, sorse una prima modesta cineteca con l’intento di procurarsi film di ambientazione alpina e proiettarli nelle Sezioni e negli ambienti alpinistici in genere. È proprio a questo punto che, coadiuvato dal fido Rolandi, si inserisce Amedeo Costa, uomo Cai per eccellenza, con il dono dell’operatività trentina nel sangue e nella mente.
Alla Sat, che si era assunta l’organizzazione del 64° Congresso del Cai, fece una proposta: perché non si indiceva, per l’occasione, una rassegna di film di montagna? Gli alpinisti presenti al Congresso avrebbero sicuramente apprezzato l’iniziativa. Fu così che Costa “inventò”, con l’aiuto di alcuni suoi amici, il Festival del Cinema di Montagna. Sullo storico manifesto della neonata Rassegna si legge “C.A.I. FILM - Primo Concorso Internazionale della Cinematografia Alpina a passo ridotto. Trento 14-18 settembre 1952”. Vedeva così la luce il primo festival al mondo del genere, secondo come nascita solo a quello di Venezia. Il manifesto, con la sola variante dei titoli, venne utilizzato anche per le edizioni del 1953 e 1954. Si costituì subito un comitato direttivo composto da Amedeo Costa Presidente, Sergio Tei vice Presidente, Enrico Rossaro Segretario-Direttore e Consiglieri Mario Pedrotti, Remo Pedrotti, Ettore Scotoni, Enrico Stefan e Giovanni Strobele, con la diretta ed entusiastica partecipazione del Comune di Trento. Fu, l’accoppiata con quest’ultimo, un colpo grosso.
Senza togliere nulla a nessuno ci chiediamo ancora: quale città italiana, quale provincia italiana, avrebbero potuto garantire al Cai un matrimonio così proficuo, leale, fedele e duraturo? Quale città, quale provincia avrebbero potuto sostenere (anche) il notevole peso economico ed organizzativo che simile manifestazione internazionale comporta? Va dato atto alla città ed ai suoi Amministratori per l’affetto che hanno sempre dimostrato verso il “loro” Festival. Se è vero, com’è vero, che il Festival è una affiliazione del Cai (che, peraltro, lo ha sempre sostenuto sia economicamente che attraverso i suoi tecnici), va altrettanto sottolineato che senza un “padre” quale il Comune di Trento e un “nonno” quale la Provincia autonoma, il Festival - probabilmente - non avrebbe avuto vita lunga.
Ma torniamo al 1952. Trovata l’idea bisognava passare alla fase organizzativa ed artistica, poi al traguardo più spettacolare, quello delle proiezioni di film di alpinismo e di montagna in genere. Rolandi andò a Parigi per incontrare Samivel, quindi si mise in contatto diretto con alpinisti-registi di Innsbruck, Monaco e Zurigo che l’intraprendente Costa invitò nella città alpina; erano pochi a dire il vero, ci stavano sulle dita di una mano quelli con una buona esperienza, fra cui l’atletico e bravissimo attore-alpinista gardenese Luis Trenker (che non presentò alcun film), il romantico e fantasioso alpinista-scrittore-regista vicentino Severino Casara (presente con Il Campanile più bello del mondo e Le imprese di Emilio Comici), l’ottimo operatore e regista bolognese Mario Fantin (con Abbecedario di pietra; nel 1954 filmò sul K2) e l’eccezionale regista-scrittore-disegnatore francese Samivel, pseudonimo di Paul Marcel Gayet-Tancrède (in concorso con Cimes et merveilles).
Da sinistra: Riccardo Cassin, Fosco Maraini, Tenzing, ?, Pietro Ghiglione Gli altri, forse meno noti seppur bravi, erano l’austriaco Theo Hörmann presente addirittura con tre film; il belga J. Jongen; i francesi Roger Frison Roche, Gorge Strouvè, J.J. Languepin, Iean Michelon e Guy Poulet oltre al già citato Samivel; gli italiani Fosco Maraini, Vincenzo Gatti, Adriano Zancanella, M. Alberini, Renato Gaudioso, Rizzotti-Depaoli, Giuseppe Marzani, Leone Donò, Renzo Zampiero, Gastone Capitano, Ghedina-Menardi oltre alle tre case di produzione Incom, Dolomiti Film, Solaria Film e ai già menzionati Trenker, Casara e Fantin. Il Presidente della Sat, Boni, mise a disposizione un po’ di fondi; il vice Sindaco, Ducati, “fu largo di incoraggiamenti” e la cronaca non dice altro, ma pensiamo fossero “incoraggiamenti” in carta moneta; alle proiezioni parteciparono massicciamente i cittadini di Trento e parecchi giunsero dai paesi vicini tanto che l’avvenimento fu definito testualmente “meraviglia delle meraviglie”.
Il battesimo non poteva che aver luogo nel più bel salotto di Trento, il Teatro Sociale (a noi piace pensare che le cose andarono così, ma la realtà è che i film furono proiettati “in un cinematografo di periferia” (era l’Astra, che oggi non è proprio in periferia), pare con pentimento immediato, ma non con immediato trasferimento; infatti solo nel 1955 si passò al Teatro Sociale - dove il Concorso divenne Festival - e lì restò fino al 1987). I festeggiamenti furono impreziositi da prodotti tipici di quella terra: un ottimo bianco demi-sec e “un corposo teroldego d’annata da accompagnare a un piatto di carne salada”. Il tavolo della frutta non poteva che essere “ricolmo di squisite mele del trentino” (e qui non ci sono dubbi sulla veridicità della nota). Nilo Piccoli, allora Sindaco di Trento, e l’Amministrazione da lui diretta accettarono senza indugio la nuova paternità. Mamma Cai ne fu felice e va detto, sfidando i sorrisi di qualche scettico, che quel matrimonio fu d’amore vero (per la montagna) e dura ancora dopo ben 55 anni.
L’edizione del 1952 fu subito successo. Parteciparono sette nazioni con 39 film. Il celebre ed eclettico Samivel strappò la corona del vincitore con il suo fantastico Cimes et merveilles.
Da allora il TrentoFilmfestival (denominazione e logo recenti) ha ricevuto la bellezza di circa 6700 film (di cui 3650 in concorso) di 3100 registi. La sua cineteca è ricca di circa 2400 titoli, molti dei quali (quelli forniti di liberatoria), se richiesti, possono essere mandati alle Sezioni Cai per le loro serate a fronte di un modesto contributo spese. Alla sua guida si sono succeduti 16 presidenti (Costa, Biondo, Franceschini, Belli, Morghen, Benedetti, Chabod, Spagnolli, Zecchinelli, Tononi, Priotto, Goio, Bramanti, Visintainer, Sottile, Zandonella) che, da Spagnolli in poi (cioè dal 1970 e fino al 2002) si sono alternati alla guida del Festival (un anno un uomo del Cai, l’anno dopo uno del Comune di Trento). Quindi: 3 segretari-direttori (Rossaro, Preve Ceccon, Grassi), 4 direttori (Grassi, Zanotto, Bozza, Cembran), 1 direttore unico (Cassarà), 2 direttori organizzativi (Bombarda, Golin), 2 direttori artistici (Biamonti nel 1987 e Nichetti dal 2005). Esclusi i primi tre anni e nel 2002, i vice Presidente (due dal 1959 al 1967; uno negli altri anni) hanno affiancato il Presidente con competenza e passione.
Nel 1972 il Festival non venne effettuato perché si passò dalla realizzazione autunnale a quella primaverile. Lo squadrone si allarga ancora se si considera la partecipazione, diluita negli anni, di 474 Consiglieri e 115 Revisori dei Conti (nessuno fino al 1954, addirittura 5 nel 1955, uno solo nel 1977-78, nessuno dal 1979 al 1983, poi di norma 3). Quindi, dal 1954 ad oggi, uno stuolo di preziosi Collaboratori (alcuni dei quali passati alla storia per l’intraprendenza, la professionalità e la capacità organizzativa ed artistica): le responsabili e le addette alla Segreteria, gli amministratori, i tecnici, i vari responsabili di settore, i numerosi giornalisti passati per l’Ufficio Stampa, i 250 esperti della Commissione di Selezione, i 128 membri della Giuria Internazionale con nomi, tanto per fare un esempio, del calibro di Dino Buzzati, Giulio Cesare Castello, Fernaldo Di Giammatteo, Maurice Herzog, Marcel Ichac, Fosco Maraini, Giuseppe Mazzotti, Ermanno Olmi, Samivel, Christophe Profit, Patrick Berhault, Bruno Bozzetto, Claudio G. Fava, Stefan Glowacz, Toni Hiebeler, Kurt Diemberger, Spiro Dalla Porta Xidias, Maurizio Nichetti… e tanti altri professionisti, tutti entusiasti del Festival.
Poi venne Montagnalibri. Molti pensano che questo fiore all’occhiello del TrentoFilmfestival, ancor oggi la più grande rassegna mondiale di libri di montagna, sia nata verso la fine degli anni Ottanta del Novecento. In realtà la si organizzò la prima volta già nel 1956 in grande stile con la presenza di 99 case editrici da 11 nazioni con 675 volumi. Un successone per essere una novità assoluta. Una primogenitura di tutte le manifestazioni del genere in Italia e nel mondo. Purtroppo dopo qualche edizione la mostra cessò per limiti di budget e riprese con maggior successo soltanto nel 1987. Nel 2006 sono giunte 815 novità editoriali e 110 periodici, presentati da 390 editori provenienti da 27 paesi. Gli “Incontri con l’Autore” sono sempre stati momenti di grande spessore e curiosità… Infine le Mostre. Memorabili le più recenti dedicate all’Everest, al K2, ai Poli, ma non si possono dimenticare le molte del passato con la partecipazione di pittori, scultori, fotografi, viaggiatori, ecc., o allestite a memoria di illustri personaggi della cultura alpina o ai mille temi che, via via nel tempo, hanno riempito le sale della città.
Un cenno particolare meritano le indimenticabili tavole rotonde, organizzate per lo più in collaborazione con il Club Alpino Accademico Italiano, una ventina delle quali raccolte in preziosi volumetti. Le rinomate e sempre attraenti “Retrospettive” hanno arricchito non di poco le varie edizioni. Tante altre cose si potrebbero elencare, ma la pazienza del bravo lettore non può essere messa alla prova ulteriormente se non per un’ultima nota: nel corso degli anni sono “passati” per il Festival i più bei nomi dell’alpinismo e della cultura alpina; impossibile elencarli tutti se non ricordare almeno alcuni “uomini degli Ottomila”: Herzog e Lachenal dell’Annapurna; Tenzing e Hillary dell’Everest; Bhul del Nanga Parbat; Lacedelli e Compagnoni del K2; Tichy del Cho Oyu; Terray e Couzy del Makalu; Diemberger del Broad Peak e del Dhaulagiri. Poi gli uomini del Gasherbrum IV, il quasi 8000 che la spedizione del Cai conquistò nel 1958 (con Cassin capo spedizione e Bonatti e Mauri in vetta).
La spedizione fu ricevuta in pompa magna alla Stazione Ferroviaria di Trento e accompagnati da due ali di folla festante fino al Teatro Sociale con una fiaccolata quale la città non aveva mai visto nemmeno durante il passaggio della Madonna Pellegrina. Nella serata del 9 ottobre 1959 (allora la manifestazione era autunnale) il Festival commemorò solennemente la conquista del Cerro Torre - non erano ancora scoppiate le ben note polemiche - presente Cesare Maestri e la Madre di Toni Egger alla quale venne consegnato un trofeo in ricordo del figlio tragicamente perito durante la discesa dall’ “urlo di pietra”. Non sono riusciti a sottrarsi a Trento una moltitudine di piccoli, medi, grandi e grandissimi alpinisti e poi uomini di varia cultura, attori e attrici, arrampicatori, esploratori e uomini che hanno fatto dell’avventura il loro pane quotidiano.
Alcuni mitici personaggi (Eric Abram, Riccardo Cassin, Bruno Detassis, Kurt Diemberger, Sergio Martini) sono diventati Soci Onorari del Festival; il mitico sir Chris Bonington entrerà nella eletta schiera durante l’edizione del 2007; altri sono in lista d’attesa; altri ancora si sono accontentati dell’amicizia e della sincera gratitudine per aver contribuito a rendere la manifestazione grande e importante. Oggi la concorrenza è pressante e il treno del Festival dovrà correre molto più veloce; per ora la sua creatività è spesso copiata, ma la cosa non deve compiacerlo e tanto meno indurlo a rilassarsi, bensì invogliarlo a trovare altre idee. Idee novità creatività che, ad onor del vero, non sono mai mancate alle “squadre” del passato e che si sono ampliate e migliorate negli ultimi anni sotto la direzione artistica dell’attore e regista milanese Maurizio Nichetti.
Concludendo: il TrentoFilmfestival, nato nel 1952 con l’aspirazione di rendere in campo sociale e culturale un servizio al Paese da poco uscito dalla guerra, in particolare intendeva chiamare a Trento, città delle Alpi per eccellenza, il meglio della produzione documentaristica italiana e straniera e poi diffonderla attraverso i normali circuiti di sale e le centinaia di Sezioni del Cai distribuite sul territorio. Il cinema era allora l’unico mezzo popolare di comunicazione e i nostri film, rappresentando l’affascinante dimensione della montagna e le immagini di nuovi Paesi e culture, portavano messaggi di speranza e di fiducia anche in lontane e sperdute comunità della Penisola. L’iniziativa, come si sa, ebbe grande successo e il pubblico tutt’ora continua ad affollare le sale per ammirare le proiezioni.
I registi ambiscono presentare le loro opere sullo schermo trentino e la città è diventata crocevia di alpinisti, scrittori, cineasti che, nel Festival, ritrovano un grande momento di scambio di idee e di informazioni, sia in rapporti interpersonali che nell’ambito di incontri sistematicamente organizzati. Con l’“invenzione” di Montagnalibri tutto ciò si è ulteriormente rafforzato e Piazza Fiera è diventata un vero e proprio salotto di cultura internazionale della montagna. Molti vengono a Trento per vedere questa Rassegna, o il settore del libro di Antiquariato, ma poi entrano in qualche sala cinematografica e rimangono colpiti dalla bellezza della montagna sullo schermo; altri giungono a Trento con l’intenzione di “ubriacarsi” di film, ma passano per il tendone di Montagnalibri e restano allibiti di fronte alla quantità di opere che difficilmente vedranno altrove. Trento, nell’immaginario degli amanti internazionali della montagna, significa dunque: cinema, libri, manifestazioni collaterali. Conosciute ed apprezzate in tutto il mondo. Guai, allora, se la città si affaccendasse a seguire altre mode, dimenticandosi del suo primogenito…
di Italo Zandonella Callegher
C’era una volta un uomo dinamico, intraprendente, pieno di inventiva. Non che oggi non ce ne siano più di tipi così, ma allora - era il 1952 - dopo tanti anni di guerra e di sacrifici che avevano tentato di pianificare la mentalità, non era facile emergere dalla quotidiana ricostruzione per far correre la fantasia sulle ali del bello e del fantastico. Quest’uomo si chiamava Amedeo Costa, era di Rovereto, di mestiere faceva l’imprenditore e aveva un marcato interesse verso il mecenatismo e il volontariato.
Dicono che sapesse raccontare molto bene anche le barzellette. Per hobby, e per amore verso la natura e la montagna, occupava a Milano la poltrona di Consigliere Centrale del Club Alpino Italiano e di vice Presidente Generale in pectore. Salirà sulla cattedra di “vice” nel 1953 assumendo subito la responsabilità dell’organizzazione logistica della grande spedizione italiana al K2. “Occupava la poltrona” è solo un modo di dire in quanto, da quello che è dato sapere, il personaggio in questione stava ben poco seduto, indaffarato com’era a rilanciare il Sodalizio dopo i fausti dell’alpinismo eroico d’anteguerra. Il Presidente Generale Bartolomeo Figàri e i suoi Consiglieri sapevano che da questo trentino, tosto e determinato, ci si poteva aspettare grandi cose. Non restarono delusi.
Dal 13 al 21 settembre del 1952 si tenne a Trento, in coincidenza con le celebrazioni dell’80° compleanno della Società Alpinisti Trentini - la gloriosa Sat -, il 64° Congresso Nazionale del Cai «…con banchetti, Assemblea dei Delegati, mostre fotografiche, micologiche, cinematografiche… relazioni sul Soccorso alpino e prevenzione infortuni, esplorazione delle grotte della Bigonda, ecc…». Fu durante l’organizzazione di questa manifestazione che al trentino Amedeo Costa si accese la lampadina della creatività. Da quel bagliore nacque un’idea geniale che dopo 55 anni brilla ancora più che mai.
A questo punto la storia ci impone una precisazione, forse inedita ai più. Scorrendo la lunga e movimentata evoluzione del Cai troviamo che già nel 1946 era stata costituita una Commissione Centrale per la cinematografia alpina presieduta da Guido Maggiani di Torino. È di quell’anno anche il “primo concorso nazionale di cinematografia alpina a passo ridotto”, senza dubbio il precedente immediato del Festival di Trento. Dei venti film in concorso molti erano prodotti dal Cai-Uget di Torino, dall’Ical di Erba, dalla Sezione di Milano. Il primo premio toccò a Botanica a corda doppia del Cai-Uget, Virtuosismi dello sport bianco fu considerato il miglior film sulla tecnica dello sci, Acque il miglior documentario, Scuola di roccia a Merano il migliore fra quelli di 8 millimetri.
L’anno dopo il Cai cominciò ad organizzare nelle varie città d’Italia proiezioni di film alpinistici. Nel 1948 entrò in gioco anche l’Istituto Luce che possedeva un parco-noleggio di dodici film di montagna. Altre pellicole, intanto, venivano distribuite dal Cai-Uget e dalle Sezioni di Milano, Treviso e Roma. Nel 1951 la direzione centrale del Cai riorganizzò la propria Commissione cinematografica, scelse Torino come sede (che in seguito si trasferì a Milano) e la Presidenza, purtroppo breve, fu affidata ad Ettore Giraudo e poi ad Enrico Rolandi. Si pensò che la cinematografia di montagna poteva contribuire a diffondere gli ideali del Cai. Pensiero senz’altro giusto, ma come procedere? e con quali mezzi? Tanto per iniziare, sorse una prima modesta cineteca con l’intento di procurarsi film di ambientazione alpina e proiettarli nelle Sezioni e negli ambienti alpinistici in genere. È proprio a questo punto che, coadiuvato dal fido Rolandi, si inserisce Amedeo Costa, uomo Cai per eccellenza, con il dono dell’operatività trentina nel sangue e nella mente.
Alla Sat, che si era assunta l’organizzazione del 64° Congresso del Cai, fece una proposta: perché non si indiceva, per l’occasione, una rassegna di film di montagna? Gli alpinisti presenti al Congresso avrebbero sicuramente apprezzato l’iniziativa. Fu così che Costa “inventò”, con l’aiuto di alcuni suoi amici, il Festival del Cinema di Montagna. Sullo storico manifesto della neonata Rassegna si legge “C.A.I. FILM - Primo Concorso Internazionale della Cinematografia Alpina a passo ridotto. Trento 14-18 settembre 1952”. Vedeva così la luce il primo festival al mondo del genere, secondo come nascita solo a quello di Venezia. Il manifesto, con la sola variante dei titoli, venne utilizzato anche per le edizioni del 1953 e 1954. Si costituì subito un comitato direttivo composto da Amedeo Costa Presidente, Sergio Tei vice Presidente, Enrico Rossaro Segretario-Direttore e Consiglieri Mario Pedrotti, Remo Pedrotti, Ettore Scotoni, Enrico Stefan e Giovanni Strobele, con la diretta ed entusiastica partecipazione del Comune di Trento. Fu, l’accoppiata con quest’ultimo, un colpo grosso.
Senza togliere nulla a nessuno ci chiediamo ancora: quale città italiana, quale provincia italiana, avrebbero potuto garantire al Cai un matrimonio così proficuo, leale, fedele e duraturo? Quale città, quale provincia avrebbero potuto sostenere (anche) il notevole peso economico ed organizzativo che simile manifestazione internazionale comporta? Va dato atto alla città ed ai suoi Amministratori per l’affetto che hanno sempre dimostrato verso il “loro” Festival. Se è vero, com’è vero, che il Festival è una affiliazione del Cai (che, peraltro, lo ha sempre sostenuto sia economicamente che attraverso i suoi tecnici), va altrettanto sottolineato che senza un “padre” quale il Comune di Trento e un “nonno” quale la Provincia autonoma, il Festival - probabilmente - non avrebbe avuto vita lunga.
Ma torniamo al 1952. Trovata l’idea bisognava passare alla fase organizzativa ed artistica, poi al traguardo più spettacolare, quello delle proiezioni di film di alpinismo e di montagna in genere. Rolandi andò a Parigi per incontrare Samivel, quindi si mise in contatto diretto con alpinisti-registi di Innsbruck, Monaco e Zurigo che l’intraprendente Costa invitò nella città alpina; erano pochi a dire il vero, ci stavano sulle dita di una mano quelli con una buona esperienza, fra cui l’atletico e bravissimo attore-alpinista gardenese Luis Trenker (che non presentò alcun film), il romantico e fantasioso alpinista-scrittore-regista vicentino Severino Casara (presente con Il Campanile più bello del mondo e Le imprese di Emilio Comici), l’ottimo operatore e regista bolognese Mario Fantin (con Abbecedario di pietra; nel 1954 filmò sul K2) e l’eccezionale regista-scrittore-disegnatore francese Samivel, pseudonimo di Paul Marcel Gayet-Tancrède (in concorso con Cimes et merveilles).
Da sinistra: Riccardo Cassin, Fosco Maraini, Tenzing, ?, Pietro Ghiglione Gli altri, forse meno noti seppur bravi, erano l’austriaco Theo Hörmann presente addirittura con tre film; il belga J. Jongen; i francesi Roger Frison Roche, Gorge Strouvè, J.J. Languepin, Iean Michelon e Guy Poulet oltre al già citato Samivel; gli italiani Fosco Maraini, Vincenzo Gatti, Adriano Zancanella, M. Alberini, Renato Gaudioso, Rizzotti-Depaoli, Giuseppe Marzani, Leone Donò, Renzo Zampiero, Gastone Capitano, Ghedina-Menardi oltre alle tre case di produzione Incom, Dolomiti Film, Solaria Film e ai già menzionati Trenker, Casara e Fantin. Il Presidente della Sat, Boni, mise a disposizione un po’ di fondi; il vice Sindaco, Ducati, “fu largo di incoraggiamenti” e la cronaca non dice altro, ma pensiamo fossero “incoraggiamenti” in carta moneta; alle proiezioni parteciparono massicciamente i cittadini di Trento e parecchi giunsero dai paesi vicini tanto che l’avvenimento fu definito testualmente “meraviglia delle meraviglie”.
Il battesimo non poteva che aver luogo nel più bel salotto di Trento, il Teatro Sociale (a noi piace pensare che le cose andarono così, ma la realtà è che i film furono proiettati “in un cinematografo di periferia” (era l’Astra, che oggi non è proprio in periferia), pare con pentimento immediato, ma non con immediato trasferimento; infatti solo nel 1955 si passò al Teatro Sociale - dove il Concorso divenne Festival - e lì restò fino al 1987). I festeggiamenti furono impreziositi da prodotti tipici di quella terra: un ottimo bianco demi-sec e “un corposo teroldego d’annata da accompagnare a un piatto di carne salada”. Il tavolo della frutta non poteva che essere “ricolmo di squisite mele del trentino” (e qui non ci sono dubbi sulla veridicità della nota). Nilo Piccoli, allora Sindaco di Trento, e l’Amministrazione da lui diretta accettarono senza indugio la nuova paternità. Mamma Cai ne fu felice e va detto, sfidando i sorrisi di qualche scettico, che quel matrimonio fu d’amore vero (per la montagna) e dura ancora dopo ben 55 anni.
L’edizione del 1952 fu subito successo. Parteciparono sette nazioni con 39 film. Il celebre ed eclettico Samivel strappò la corona del vincitore con il suo fantastico Cimes et merveilles.
Da allora il TrentoFilmfestival (denominazione e logo recenti) ha ricevuto la bellezza di circa 6700 film (di cui 3650 in concorso) di 3100 registi. La sua cineteca è ricca di circa 2400 titoli, molti dei quali (quelli forniti di liberatoria), se richiesti, possono essere mandati alle Sezioni Cai per le loro serate a fronte di un modesto contributo spese. Alla sua guida si sono succeduti 16 presidenti (Costa, Biondo, Franceschini, Belli, Morghen, Benedetti, Chabod, Spagnolli, Zecchinelli, Tononi, Priotto, Goio, Bramanti, Visintainer, Sottile, Zandonella) che, da Spagnolli in poi (cioè dal 1970 e fino al 2002) si sono alternati alla guida del Festival (un anno un uomo del Cai, l’anno dopo uno del Comune di Trento). Quindi: 3 segretari-direttori (Rossaro, Preve Ceccon, Grassi), 4 direttori (Grassi, Zanotto, Bozza, Cembran), 1 direttore unico (Cassarà), 2 direttori organizzativi (Bombarda, Golin), 2 direttori artistici (Biamonti nel 1987 e Nichetti dal 2005). Esclusi i primi tre anni e nel 2002, i vice Presidente (due dal 1959 al 1967; uno negli altri anni) hanno affiancato il Presidente con competenza e passione.
Nel 1972 il Festival non venne effettuato perché si passò dalla realizzazione autunnale a quella primaverile. Lo squadrone si allarga ancora se si considera la partecipazione, diluita negli anni, di 474 Consiglieri e 115 Revisori dei Conti (nessuno fino al 1954, addirittura 5 nel 1955, uno solo nel 1977-78, nessuno dal 1979 al 1983, poi di norma 3). Quindi, dal 1954 ad oggi, uno stuolo di preziosi Collaboratori (alcuni dei quali passati alla storia per l’intraprendenza, la professionalità e la capacità organizzativa ed artistica): le responsabili e le addette alla Segreteria, gli amministratori, i tecnici, i vari responsabili di settore, i numerosi giornalisti passati per l’Ufficio Stampa, i 250 esperti della Commissione di Selezione, i 128 membri della Giuria Internazionale con nomi, tanto per fare un esempio, del calibro di Dino Buzzati, Giulio Cesare Castello, Fernaldo Di Giammatteo, Maurice Herzog, Marcel Ichac, Fosco Maraini, Giuseppe Mazzotti, Ermanno Olmi, Samivel, Christophe Profit, Patrick Berhault, Bruno Bozzetto, Claudio G. Fava, Stefan Glowacz, Toni Hiebeler, Kurt Diemberger, Spiro Dalla Porta Xidias, Maurizio Nichetti… e tanti altri professionisti, tutti entusiasti del Festival.
Poi venne Montagnalibri. Molti pensano che questo fiore all’occhiello del TrentoFilmfestival, ancor oggi la più grande rassegna mondiale di libri di montagna, sia nata verso la fine degli anni Ottanta del Novecento. In realtà la si organizzò la prima volta già nel 1956 in grande stile con la presenza di 99 case editrici da 11 nazioni con 675 volumi. Un successone per essere una novità assoluta. Una primogenitura di tutte le manifestazioni del genere in Italia e nel mondo. Purtroppo dopo qualche edizione la mostra cessò per limiti di budget e riprese con maggior successo soltanto nel 1987. Nel 2006 sono giunte 815 novità editoriali e 110 periodici, presentati da 390 editori provenienti da 27 paesi. Gli “Incontri con l’Autore” sono sempre stati momenti di grande spessore e curiosità… Infine le Mostre. Memorabili le più recenti dedicate all’Everest, al K2, ai Poli, ma non si possono dimenticare le molte del passato con la partecipazione di pittori, scultori, fotografi, viaggiatori, ecc., o allestite a memoria di illustri personaggi della cultura alpina o ai mille temi che, via via nel tempo, hanno riempito le sale della città.
Un cenno particolare meritano le indimenticabili tavole rotonde, organizzate per lo più in collaborazione con il Club Alpino Accademico Italiano, una ventina delle quali raccolte in preziosi volumetti. Le rinomate e sempre attraenti “Retrospettive” hanno arricchito non di poco le varie edizioni. Tante altre cose si potrebbero elencare, ma la pazienza del bravo lettore non può essere messa alla prova ulteriormente se non per un’ultima nota: nel corso degli anni sono “passati” per il Festival i più bei nomi dell’alpinismo e della cultura alpina; impossibile elencarli tutti se non ricordare almeno alcuni “uomini degli Ottomila”: Herzog e Lachenal dell’Annapurna; Tenzing e Hillary dell’Everest; Bhul del Nanga Parbat; Lacedelli e Compagnoni del K2; Tichy del Cho Oyu; Terray e Couzy del Makalu; Diemberger del Broad Peak e del Dhaulagiri. Poi gli uomini del Gasherbrum IV, il quasi 8000 che la spedizione del Cai conquistò nel 1958 (con Cassin capo spedizione e Bonatti e Mauri in vetta).
La spedizione fu ricevuta in pompa magna alla Stazione Ferroviaria di Trento e accompagnati da due ali di folla festante fino al Teatro Sociale con una fiaccolata quale la città non aveva mai visto nemmeno durante il passaggio della Madonna Pellegrina. Nella serata del 9 ottobre 1959 (allora la manifestazione era autunnale) il Festival commemorò solennemente la conquista del Cerro Torre - non erano ancora scoppiate le ben note polemiche - presente Cesare Maestri e la Madre di Toni Egger alla quale venne consegnato un trofeo in ricordo del figlio tragicamente perito durante la discesa dall’ “urlo di pietra”. Non sono riusciti a sottrarsi a Trento una moltitudine di piccoli, medi, grandi e grandissimi alpinisti e poi uomini di varia cultura, attori e attrici, arrampicatori, esploratori e uomini che hanno fatto dell’avventura il loro pane quotidiano.
Alcuni mitici personaggi (Eric Abram, Riccardo Cassin, Bruno Detassis, Kurt Diemberger, Sergio Martini) sono diventati Soci Onorari del Festival; il mitico sir Chris Bonington entrerà nella eletta schiera durante l’edizione del 2007; altri sono in lista d’attesa; altri ancora si sono accontentati dell’amicizia e della sincera gratitudine per aver contribuito a rendere la manifestazione grande e importante. Oggi la concorrenza è pressante e il treno del Festival dovrà correre molto più veloce; per ora la sua creatività è spesso copiata, ma la cosa non deve compiacerlo e tanto meno indurlo a rilassarsi, bensì invogliarlo a trovare altre idee. Idee novità creatività che, ad onor del vero, non sono mai mancate alle “squadre” del passato e che si sono ampliate e migliorate negli ultimi anni sotto la direzione artistica dell’attore e regista milanese Maurizio Nichetti.
Concludendo: il TrentoFilmfestival, nato nel 1952 con l’aspirazione di rendere in campo sociale e culturale un servizio al Paese da poco uscito dalla guerra, in particolare intendeva chiamare a Trento, città delle Alpi per eccellenza, il meglio della produzione documentaristica italiana e straniera e poi diffonderla attraverso i normali circuiti di sale e le centinaia di Sezioni del Cai distribuite sul territorio. Il cinema era allora l’unico mezzo popolare di comunicazione e i nostri film, rappresentando l’affascinante dimensione della montagna e le immagini di nuovi Paesi e culture, portavano messaggi di speranza e di fiducia anche in lontane e sperdute comunità della Penisola. L’iniziativa, come si sa, ebbe grande successo e il pubblico tutt’ora continua ad affollare le sale per ammirare le proiezioni.
I registi ambiscono presentare le loro opere sullo schermo trentino e la città è diventata crocevia di alpinisti, scrittori, cineasti che, nel Festival, ritrovano un grande momento di scambio di idee e di informazioni, sia in rapporti interpersonali che nell’ambito di incontri sistematicamente organizzati. Con l’“invenzione” di Montagnalibri tutto ciò si è ulteriormente rafforzato e Piazza Fiera è diventata un vero e proprio salotto di cultura internazionale della montagna. Molti vengono a Trento per vedere questa Rassegna, o il settore del libro di Antiquariato, ma poi entrano in qualche sala cinematografica e rimangono colpiti dalla bellezza della montagna sullo schermo; altri giungono a Trento con l’intenzione di “ubriacarsi” di film, ma passano per il tendone di Montagnalibri e restano allibiti di fronte alla quantità di opere che difficilmente vedranno altrove. Trento, nell’immaginario degli amanti internazionali della montagna, significa dunque: cinema, libri, manifestazioni collaterali. Conosciute ed apprezzate in tutto il mondo. Guai, allora, se la città si affaccendasse a seguire altre mode, dimenticandosi del suo primogenito…
Italo Zandonella Callegher
CAAI
Presidente TrentoFilmfestival
CAAI
Presidente TrentoFilmfestival
Riccardo Cassin, Fosco Maraini, Tenzing, ?, Pietro Ghiglione
arch. TrentoFilmFestival
arch. TrentoFilmFestival
Norgay Tenzing premia Mario Fantin
arch. TrentoFilmFestival
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Yvonne Sanson, Luis Trenker
Jim Bridwell, Jerzy Kukuczka, Allen Steck
arch. TrentoFilmFestival
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Fiaccolata in onore del Gasherbrum
arch. TrentoFilmFestival
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Cesare Maestri
arch. TrentoFilmFestival
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Christophe Profit, Bruno Detassis
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Sir Chris Bonington, Fausto De Stefani, Carlos Carsolio, Krzysztof Wielicki
arch. TrentoFilmFestival
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